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La Bioetica nei Paesi dell'Unione europea

Fine vita e fecondazione assistita: le leggi europee alla prova tra scienza e questione morale

Thiriet Claudius

Chi decide della nostra vita

di Susanna Turco

Per quel che riguarda la procreazione assistita, tutti i Paesi europei si sono lentamente adeguati, legiferando sulla materia successivamente all'applicazione delle nuove tecniche in cliniche e ospedali. In pratica, questo uno dei campi nei quali l'evoluzione della medicina ha risposto a un bisogno, molto prima che su entrambi si calasse la legge a dare norme precise. Tra i primi arrivati, la liberale Olanda (il primo bambino concepito in vitro risale al 1983), tra gli ultimi le ultimi, ci sono l'Irlanda e la Lituania.

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Quel che cambia, sostanzialmente, è la possibilità di fare l'eterologa, vietata in paesi com l'Austria, la Repubblica Ceca e il Portogallo, e la possibilità anche per le single di accedere alle pratiche mediche. Interessante, per il secondo punto, osservare come le donne sole abbiano campo generalmente più libero nell'est europa (Croazia, Bulgaria, Lettonia, Estonia, Ungheria), Paesi che hanno una legislazione solo apparentemente simile a paesi come la Svezia, dove l'accesso alle donne single è sì stato consentito solo di recente, ma solo perché da tempo era permesso alle coppie di tutti gli orientamenti sessuali. Soltanto in due paesi è invece consentita la controversa surrogacy: Inghilterra e Grecia.

Fecondazione assistita

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Fonte: The Evolution of Legislation in the Field of Medically Assisted Reproduction and Embryo Stem Cell Research in European Union Members
Sono solo 4 su 28 i Paesi che prevedono o tollerano l'eutanasia

Per quel che riguarda le norme che regolano il fine vita, da una panoramica sui ventotto Paesi europei, sembra predominare una certa uniformità per macro aree. Più avanti è il nord europa, basti pensare che Belgio, Olanda e Lussemburgo sono gli unici paesi nei quali eutanasia e suicidio assistito sono regolati da una legge, mentre in altri paesi del blocco centro europeo (come la Germania) pur in assenza di legge forme sotterranee di suicidio assistito sono di fatto tollerate. Sulla sponda mediterranee, Italia e Grecia sono le più indietro, insieme con la cattolica Irlanda. Altrettanto indietro è quasi tutto il blocco ex sovietico, con l'eccezione dell'Ungheria, dove il fine vita è pienamente regolato, e in parte della Polonia, che nonostante non abbia una legge, è comunque sempre stata all'avanguardia nel blocco sovietico per quel che riguarda le cure palliative.

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Vale la pena di notare come l'Italia faccia in parte storia a sé. Da un lato per il ritardo con il quale il tema è salito all'attenzione pubblica (una decina d'anni dopo l'Inghilterra, ad esempio). Dall'altro, per il fatto che il dibattito, scatenato sul caso di Eluana Englaro, continua ad essere incentrato sui dettagli relativi a quella vicenda, concentrandosi su ciò che sia lecito o meno chiedere ai medici (ad esempio, l'interruzione di nutrizione e idratazione artificiali), mentre negli altri Paesi questo del biotestamento è soltanto un punto del più generale tema relativo alle cure palliative – che da noi è regolato con una legge a parte.

Biotestamento, suicidio assistito, eutanasia

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Fonti: Associazione Luca Coscioni; Lack, Peter, Biller-Andorno, Nikola, Brauer, Susanne, "Advance Directives", Springer Science & Business Media, 2013; Andorno, European Journal of Health Law 16, 2009; elaborazione Espresso; "Survey on chaplaincy and quality of end of life" , ENHCC; Servizio studi del parlamento europeo, “Palliative care in European Union”, 2008; Kiejna, Rymaszewska, Hadryś, Practice of competence assessment in dementia, Poland. In Ed. Gabriela Stoppe, 2008