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Vite ricostruite

Accumoli

Il guardiano dei monti

Sorridere dopo aver perso la propria casa non è facile. Eppure Francesco Classetti ci riesce, in modo genuino e contagioso. Fatto ancora più incredibile se si pensa a quello che ha passato nell’ultimo anno. Il terremoto ha distrutto non solo la sua casa ma l’intero paese in cui era cresciuto, dove aveva parenti e amici. Di Accumoli non è rimasto più nulla. Neppure gli abitanti, che sono stati trasferiti in albergo lungo la costa. A fare la guardia alle montagne è rimasto Francesco, non le ha lasciate neanche per un giorno perché là sopra erano rimasti i suoi cavalli: è un allevatore e quegli animali sono la sua vita e il suo orgoglio. Così è diventato l’ultimo abitante di Accumoli, senza perdere mai il buon umore perché “a me alla fine è andata bene, sono vivo”.

All’inizio ha vissuto in tenda con i volontari, poi si è trasferito in una “casa con le ruote” assieme a un’altra famiglia del posto e ai suoi due fratelli. E così ha passato un lungo anno e, soprattutto, un lunghissimo inverno. Ma, quando racconta di quelle settimane interminabili, riesce a dire che, alla fine, è stato bene: “Con i volontari ci siamo anche divertiti, ogni tanto, giocando a carte in tenda”. Quello che gli è pesato di più è stata la solitudine degli ultimi mesi e lo ripete di continuo: “Finito il periodo dei primi soccorsi, qui, a metà pomeriggio, ero il re di Accumoli perché non ci stava più nessuno. Andavano tutti via col pullman”.

La mappa del terremoto

Il sorriso di Francesco è stato immortalato in una fotografia mentre tiene tra le mani la chiave della prima delle trenta casette consegnate dalla Regione. L’ultimo è diventato il primo “ma solo perché mio fratello ha problemi di salute”. La sua nuova abitazione è una delle più grandi assegnate: ottanta metri quadri, tre camere, due bagni e un soggiorno con cucina a vista. È tutto studiato per ottimizzare gli spazi e, nonostante il sole batta a picco sul tetto delle casette a schiera alte un piano, “dentro si riesce a stare un po’ al fresco”. Mentre facciamo il giro dell’appartamento, però, quegli ottanta metri quadri sembrano rimpicciolirsi a ogni passo. C’è una comprensibile e inevitabile malinconia in quelle stanze con i mobili appena montati e i pacchi di lenzuola ancora chiusi nel cellophane e impilati sul divano. E quando Francesco stringe i denti e dice che “questa non è una casa”, si fatica a dargli torto. Lui però non si dà neanche il tempo di finire quella critica che già si consola: “Comunque mi piace come hanno costruito qui. E poi, vuoi mettere il paesaggio? Neanche ad Amatrice ne vedi uno così”.

La new town di Accumoli sta sorgendo giorno dopo giorno a poche centinaia di metri dal paese vecchio, raso al suolo dalle scosse del 24 e 26 agosto del 2016. Le casette gialle sono una accanto all’altra, unite da un pergolato in legno sotto il quale qualcuno ha già messo una sedia per stare comodo mentre si scambiano due parole con i vicini. Si costruisce a ridosso di quel che è rimasto del cimitero del paese. Ma Francesco a questo non fa caso: “Non ho mai visto un morto che veniva a darmi fastidio. E poi lì prima o poi dobbiamo finirci tutti”. Di casette ne sono state consegnate 30, per ora, e alla fine ce ne sarà una per ogni famiglia di Accumoli: “Torneranno tutti, ma se fossero rimasti, le cose forse sarebbero andate diversamente, non ci avrebbero messo un anno a mettere in piedi le nuove abitazioni. Che poi sono state consegnate senza neanche che fossero finite davvero. Vedi? Lì ci stanno ancora i lavori in corso”.

“O riparti o te ne vai, non c’è una terza opzione”

Al vecchio paese, invece, è convinto che non si farà mai ritorno: “Accumoli non la ricostruiranno mai. E poi era già destinata a sparire: questo terremoto ha solo anticipato la fine”. I trentenni del posto se ne andavano quando le case c’erano ancora e adesso hanno un motivo in meno per restare. I bambini sono sempre più rari, non come quando Francesco era piccolo e riuscivano a formare addirittura gruppi rivali tra i quartieri per giocare. Ad Accumoli è rimasta la generazione di Francesco, con i parenti più anziani e poco altro. Ma cercare fortuna altrove per lui è impensabile: “Da casa mia mi hanno portato via solo per fare il militare ed è stato abbastanza”. Quindi è meglio darsi da fare. Come ha fatto la famiglia che ai margini della new town ha deciso di aprire un agricampeggio per ricominciare dal turismo, sperando che la natura incontaminata di queste montagne attragga qualcuno dalla città. Ci si deve rimboccare le maniche e guardare avanti: “Se stai qui devi ripartire. O riparti o te ne vai, non c’è una terza opzione”.

Un progetto di Visual Lab

A cura di Claudia Accogli, Francesco Collina e Francesco Zaffarano
Testi di Francesco Zaffarano
Foto di Francesco Collina
Riprese di Claudia Accogli e Francesco Collina
Montaggio di Francesco Collina