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Vite ricostruite

Amatrice

La normalità tra gli scaffali

Giancarlo Colangeli è un uomo di poche parole. Anche ne avesse, gli mancherebbe comunque il tempo per parlare. In paese, ad Amatrice, lo conoscono tutti e ci indicano dove trovarlo. Succede, se in un piccolo centro abitato gestisci il supermercato dove chiunque va a fare la spesa di tutti i giorni. Quel negozio non c’è più: è stato cancellato dal terremoto del 24 agosto 2016. Sorgeva in piazza Antonio Serva. Quello che rimane oggi della palazzina bianca di due piani che lo ospitava, è un’insegna ammaccata tra le macerie. Gli scaffali, le mura e tutto il resto sono crollati, portandosi via il lavoro di nove persone e il fiore all’occhiello di Giancarlo, che di negozi ne gestisce più di uno in questo angolo di Lazio.

“Al momento della scossa ero ad Antrodoco, un paese qui vicino dove vivo con la mia famiglia. Quando mi hanno chiamato per dirmi che il negozio era distrutto non ci volevo credere”. Quello che è successo, Giancarlo lo ha visto nei filmati delle telecamere di sorveglianza, diventati un simbolo della tragedia sui telegiornali di tutta Italia: un lampo di luce nel buio del negozio chiuso, gli scaffali che si svuotano all’improvviso mentre flaconi e scatole vengono scagliati a terra, bottiglie di vetro che esplodono, i frigoriferi dei surgelati che si spalancano. Una sequenza di pochi secondi, che ci mostra dallo schermo del suo telefono. I filmati, le immagini di quei giorni li ha sempre con sé e guardandoli resta in silenzio: lascia che siano loro a parlare.

“Da un anno ad Amatrice non puoi comprare dell’acqua, il pane o un pacco di pasta. Ed è la normalità, le cose essenziali della vita quotidiana che servono alla gente che vive qui”. Un primo passo in questa direzione, Giancarlo l’ha fatto il 5 agosto. Un anno dopo il sisma che ha cambiato il volto del “borgo più bello d’Italia” (così recita ancora il cartello che accoglie chi arriva dalla Salaria) il suo negozio ha riaperto. Si trova in una nuova sede costruita dalla Regione, a due passi dalla distesa di casette dove vive chi ha perso tutto ma non ha voluto lasciare la sua terra. È la prima attività commerciale importante che apre ad Amatrice dopo i ristoranti dell’area ristorazione, sorta al confine del comune.

Nei giorni che precedono l’inaugurazione, Giancarlo non si può permettere un momento per respirare: “Oggi starò qui fino a tardi manca poco all’apertura e far partire un’attività del genere richiede molto lavoro”. Tra gli scaffali coperti da teli di cellophane gli operai fanno avanti e indietro sotto gli occhi del proprietario del negozio, sempre serio e contenuto. La voce gli si spezza solo quando ricorda la decisione di donare quello che era rimasto di ancora commestibile agli sfollati: “Mi hanno fatto qualche intervista, so anche che ci sono dei video con i vigili del fuoco che caricano la merce ma non ho mai voluto rivederli. Non mi interessa, so solo che è quello che mi sono sentito di fare in quel momento. Dovevo aiutare come potevo chi aveva perso tutto”. A perdere tutto, però, quel giorno è stato anche lui e rivedere le corsie del supermercato vive è quello che oggi gli interessa di più. Insomma, vuole ricominciare “perché è di questo che ha bisogno Amatrice, un nuovo inizio”.

“Sono le cose della vita quotidiana che servono a chi vive qui”

Non ci sono stati festeggiamenti, il 5 agosto, per l’apertura del negozio. L’inaugurazione con le autorità, sì, ma niente celebrazioni “perché non c’è nulla da festeggiare, è il momento di mettersi al lavoro”. Nonostante le difficoltà che restano e non si possono nascondere: ad accogliere i clienti ci sono solo cinque dei nove dipendenti che lavoravano nel vecchio negozio e lo spazio dato dalla Regione è esattamente la metà di quello crollato il 24 agosto. Che significa meno offerta e, quindi, meno entrate. Sarà difficile, ci vorrà del tempo, tanta fatica e impegno. Ma si ricomincia da qui.



Un progetto di Visual Lab

A cura di Claudia Accogli, Francesco Collina e Francesco Zaffarano
Testi di Francesco Zaffarano
Foto di Francesco Collina
Riprese di Claudia Accogli e Francesco Collina
Montaggio di Francesco Collina