TerraProject racconta Accumoli

Le stagioni di Accumoli

Il 24 agosto nel centro storico sono morte 4 persone, altre 7 nelle frazioni. Ma il dramma di Accumoli non finisce con questi numeri: il paese - 470 residenti effettivi prima del sisma - si rianimava con 3.000 persone d’estate e nei fine settimana.

Ecco gli articoli usciti su Repubblica a firma di Paolo G.Brera

Fotografie di TERRAPROJECT

Photo Editor Giulia Ticozzi

Realizzazione Visual Lab

L'intervista

23 settembre 2016

Oggi Accumoli è una città verticale con piscina. Altro che rocca silente sulla vetta dei monti, tra i campanacci delle greggi e gli insaccati al tartufo. Ora si chiama Hotel Relax e ha sede a San Benedetto del Tronto: ha le sdraio a pelo d’acqua, le bici elettriche e la spiaggia attrezzata. Ci vivono in 190, compresi 28 bambini. Altri 60 sono all’hotel Bolivar, due isolati più in là sul lungomare. La città fantasma, invece, lassù tra i monti della Laga, è circondata dai soldati e cinta di nastro bianco e rosso. Non c’è anima viva. Solo macigni e macerie, muri pericolanti e case intatte ma esposte, abbracciate ad altre pronte a travolgerle.

Anche le frazioni sono diventate luoghi spettrali. A Illica abitano solo i Ferretti, gli allevatori della piccola coop biologica: sono in roulotte, in attesa dei container. I cinque morti sono stati seppelliti, i turisti sopravvissuti sono tornati a casa e i pochi residenti sono a San Benedetto nella città verticale. Anche chi storceva il naso come Alessandra Cappellante: «Lavoravo a San Benedetto, ci ho messo dieci anni a ottenere il trasferimento e ora dovrei andare a stare laggiù? Da Illica non mi muovo», diceva. È al Bolivar, adesso: «Come mi trovo? Mah, per fare una doccia va bene».

Interno del Bar Pizzeria La Portella, Accumoli

Interno del BAr Pizzeria La Portella, Accumoli

Edifici lesionati ad Accumoli

Fausto Filippi del Nucleo NBCR dei Vigili del Fuoco bonifica un'abitazione da materiale biologico in decomposizione ad Accumoli.

Giovanni Funari, allevatore di Accumoli, nella sua proprietà vicino al paese dove tiene animali e cavalli.

Il gregge di Giovanni Funari, allevatore di Accumoli.

Giuseppe Funari, presidente del Corpo Bandistico di Accumuli, recupara alcuni strumenti dalla sala prove della Banda ad Accumoli.

Centro di Accumoli

Stazione di benzina nel centro di Accumoli.

Francesco e Maura, addetti alla cucina da campo del gruppo della Protezione Civile di Tivoli.

Edificio danneggiato nella zona rossa di Accumoli

La chiesa di San Francesco di Accumoli

Edificio danneggiato nella zona rossa di Accumoli

25 dicembre 2016

Natale ad Amatrice “Il regalo più bello sotto l’albero un futuro da cui ricominciare”

Nelle zone del terremoto del 24 agosto arrivano doni da tutta Italia: vini, panettoni, spumanti, torroni Qui Santa Claus ha la divisa degli uomini del genio militare e della protezione civile. Si lotta per tornare alla vita di sempre e per far trascorrere buone feste a chi ha dovuto abbandonare la propria casa e a trasferirsi al mare negli hotel la scheda Il sindaco Sergio Pirozzi annuncia che nella Zona Zero nascerà ai primi di gennaio il primo quartiere di casette “Cerchiamo di tornare alla normalità”.

Sindaci e associazioni delle Marche hanno realizzato più di 150 eventi per le feste del popolo delle montagne in esilio al mare. A San Benedetto sono arrivate le mamme di altri terremoti sociali, quelli dell’emigrazione che sradica senza bisogno di scosse telluriche. La palestinese Ghada, la nigeriana Betty, la romena Cerasela... Ai bimbi di Accumoli che hanno perso il sonno hanno letto le favole con cui si addormentavano loro.
Se puoi, Babbo Natale, sblocca i pagamenti del comune di Accumoli per i resistenti. La Coop Grisciano, che gestisce un agriturismo bio diventato un’oasi nella valle morta, aveva stretto convenzione per i volontari, ai quali il comune ha dato i buoni per i pasti. «Tredici euro Iva inclusa per un primo, un secondo, contorno, acqua, vino e caffè. In quattro mesi non ci hanno pagato un euro, siamo a 25mila euro di credito», dice il presidente Mario De Santis tenendo a bada lo sconforto dei soci con le mani nei capelli e la bile nelle parole.
Ci sono così tanti presepi illuminati e così poche stalle ricostruite, qui tra i gelidi monti. Italo c’è morto di crepacuore. Aveva 92 anni, una casa crollata a Cossito e una stalla distrutta. «È riuscito a tirar fuori la sua mucca, ma non aveva un luogo dove tenerla», racconta Paolo Mariani dal campo autogestito nel bosco, una meraviglia di amor proprio collettivo per i dieci residenti: «Eravamo divisi da interessi personali, ora siamo una comunità forte come avveniva cento anni fa». Italo però non c’è più. Andò dalla figlia, poi tornò a morire in un container nel campo: «Non mangio più, me ne voglio andare». Ha resistito dieci giorni, neppure il tempo per un timbro su un protocollo di questa burocrazia che rallenta tutto, tra i monti deserti.

Il campo della protezione civile ad Accumoli.

Ciò che rimane del campo della Protezione Civile di Accumoli.

Macerie presso la zona rossa.

L'albero di Natale nel campo della Protezione Civile ad Amatrice.

Centro operativo comunale di Accumoli.

Il cenone di Natale organizzato dall'associazione Amatrice 2.0. nello spazio solidale San Cipriano di Amatrice.

I cittadini di Amatrice, per i primi 4 mesi dal dal terremoto, fanno volare 4 lanterne rosse.

La Messa di Natale officiata da Don Luigi Aquilini per alcuni dei residenti del campo autogestito di Cossito.

17 gennaio 2017

L' inverno più lungo

Fanno così: si allontanano e addio. Li lasciano lì in disparte come questo batuffolo di pelo tremante, ancora bagnato dei liquidi della nascita. La madre sta a un metro, non lo lava leccandolo e non lo asciuga con il suo calore. Fatica inutile, sotto questa tettoia aperta che gronda neve e spiffera ghiaccio. «Ne ho persi tre, ieri», dice Giovanni Funari. «Tre capretti appena nati come questo: pensavo che le madri li stessero accudendo e sono andato a buttar legna nel camino. Quando sono tornato erano morti». La stalla è crollata con il sisma di ottobre, quella promessa non è mai arrivata. «Mi hanno dato questi tre gazebo», dice mostrando una sorta di stand da fiera strapaesana nel suo podere di Accumoli: «Che ci faccio?».
C’è qualcosa di sbagliato in questo ritmo lento del dopo sisma che annaspa nella burocrazia e nelle cautele, nei programmi e nei proclami, sollevando una tormenta di inevitabili proteste tra i presepi tristi della valle del Tronto, trasformata in una struggente natura morta. Tra i tetti crollati delle 17 frazioni disabitate, lungo il viale principale del capoluogo, una fitta nevicata disegna un paesaggio cubista in cui vedi le case imbiancate dall’interno. Le facciate destrutturate giacciono in cumuli di calcinacci sepolti dalla neve. Non ci sono luci accese, nessun filo di fumo dai camini abbattuti, nessun bambino scolpisce omini bianchi o se la ride su uno slittino. Sono andati via tutti: non c’è il popolo delle seconde case, nemmeno la domenica o nei giorni di festa; e neppure ci sono i residenti, trasferiti negli alberghi al mare o in altre case in cambio del “Cas”, il contributo di autonoma sistemazione. La valle dei Sibillini e della Laga è diventata il deserto del Tronto, presidiato da branchi di lupi e da qualche allevatore come Giovanni.
«Ditemi: perché mai dovrei tornare a vivere qui?», domanda Nando Filotei nello chalet bar di legno a Grisciano. «Ogni giorno andavo a lavorare nella mia azienda di tartufi e funghi, che aveva i laboratori a Pescara del Tronto. Non mi è rimasto nulla. Due case a Grisciano da demolire, laboratori a Pescara distrutti. Davo lavoro a tre persone, sette nei momenti di punta. Mi aspettavo che le istituzioni venissero a propormi un modo per ricominciare subito». E invece chi è venuto? «Nessuno. La soluzione l’ho trovata da solo: ho aperto un nuovo laboratorio ad Ascoli coi soldi che non avevo. Non potevo certo aspettare. Tutto l’aiuto che ho ricevuto a Natale dalle aziende che hanno comprato i prodotti del terremoto l’ho già reinvestito. Vivevo e lavoravo in due paesi terremotati, e ora con mia moglie e i miei figli dico addio a entrambi. E i miei dipendenti mi chiedono: ma tu che fai, Nando, torni? Perché a noi mica va tanto...».

Fonte del Campo, frazione di Accumoli.

Centro Operativo Comunale di Accumoli.

Grisciano frazione di Accumoli

Inverno nelle montagne di Accumoli.

Allevamento nei pressi di Accumoli.

Militari presidiano la strada per Accumoli.

Giovanni Funari nella sua azienda agricola, Accumoli.

Animali dell'azienda di Francesco Classetti.

Marco Aquistucci, allevatore di Accumoli.

Marco Aquistucci, allevatore di Accumoli.

Un gruppo di cittadini di Accumoli con il sindaco continuano le proteste per la lentezza della risposta all'emergenza

Torrita, RI

Tensostrutture a Torrita, RI

Un'abitazione crollata a Torrita, RI

Salaria nei pressi di Torrita

26 giugno 2017

L'estate di Accumoli

Con i piedi impolverati dalla calce del cantiere, Giovanni Funari ci scherza su: «Tra una decina d’anni, quando mi restituiranno la mia terra, se non smonteranno tutte queste casette che ci stanno costruendo sopra diventerò ricco come il costruttore Mezzaroma». Qui su, accanto al paese esanime, tra il camposanto e il campo sportivo dove Giovanni coltivava il farro e i cereali per le sue capre e i suoi cavalli, stanno sorgendo le 71 casette in cui gli accumolesi vivranno in attesa di una ricostruzione che nessuno sa «se, dove e quando avverrà».
«Finché non sarà terminata la microzonazione sismica è inutile parlare di ricostruzione», avverte il sindaco Stefano Petrucci che insieme a metà dei suoi compaesani adesso vive all’albergo Marconi di Grottammare. «L’11 giugno abbiamo accolto una novantina di persone in 34 camere», raccontano Riccardo e Daniela, i proprietari dell’hotel: vengono da due alberghi di San Benedetto. Speriamo di riuscire a ospitarli tutti fin quando consegneranno le casette». I Funari invece ne hanno già cambiati quattro: «Dal Progresso ci eravamo dovuti trasferire in un altro hotel per dieci giorni, poi ci avevano ripreso ma dal 18 aprile ci hanno trasferito al Poseidon, sempre a San Benedetto. Ora ci hanno detto che dobbiamo andare a Martinsicuro».
L’estate distende panorami d’asciugamani e ombrelloni, arrivano i turisti e i terremotati devono farsi più in là. «Le casette sono quasi pronte, entro luglio dovremmo rientrare tutti», promette il sindaco che però ormai ha imparato a usare il condizionale. I tempi della burocrazia sono micidiali. Il borgo antico, devastato dalla violenza delle scosse che prima hanno ucciso e poi hanno progressivamente demolito, è ancora zona rossa, irraggiungibile. Le macerie sono state sgomberate solo nelle vie principali, nella parte bassa del paese, fino alla torre civica imbragata e protetta che è l’unico segno di cambiamento visibile dalla Salaria: il resto è la solita ferita al cuore.
Le 201 casette nelle 11 aree tra comune e frazioni ospiteranno «430 abitanti», dice il sindaco: «Il dieci per cento in meno rispetto a prima». Non torna chi ha trovato lavoro altrove, ma è un miracolo per pochi. «Speriamo siano coibentate bene, e non siano umide: da noi fa freddo, d’inverno», dice Simona che della vita in albergo non ne può più. «L’hotel è ottimo, ma va bene per chi è in vacanza e noi non lo siamo».

La costruzione della zona commerciale di Accumoli sulla Salaria.

L'interno delle nuove case temporanee del comune di Accumoli.

L'esterno delle nuove case temporanee del comune di Accumoli.

La tensostruttura per la mungitura fatta arrivare dalla Regione Lazio per l'azienda di Giovanni Funari.

Giovanni Funari: dopo il duro inverno ha comprato altre capre.

Il cantiere del nuovo villaggio temporaneo dove alloggeranno gli abitanti di Accumoli.

Scorcio del comune di Accumoli.

La spiaggia dello stabilimento dell'hotel Marconi, dove alloggiano la gran parte delgi abitanti di Accumoli.

Sabatino Organtini di 81 anni passa la mattina all'hotel Marconi, dove è in attesa di ricevere la sua casa tempornaea con la sua famiglia.

Gianina, rumena, vive dal 2009 a Macchia, frazione di Accumoli. Prima del terremoto lavorava in un bar di Amatrice.

Il salone per i pasti dell'hotel Marconi a Grottammare.

Ida e Pietro di Accumoli e Amatrice, hanno deciso di richedere la casa temporanea ad Accumoli per stare vicino ai parenti di Ida.

Alcuni cittadini di Accumoli davanti all'hotel Marconi a Grottammare.

La costruzione della zona commerciale di Accumoli sulla Salaria.

Katia D'Apostolo nella sua azienda Alta Montagna BIO.

24 agosto 2017

Il fiato sospeso di Accumoli

C’è qualcosa di amaro e struggente, nella preghiera di don Stanislao sotto le fronde del vecchio acero, con la casula verde che garrisce al vento teso dei Sibillini. Soffia spazzando l’acrocoro in cui sorge la nuova Accumoli prefabbricata, tra il camposanto in riparazione e il campo sportivo divenuto accampamento per gli operai. È domenica pomeriggio e ci sono 22 parrocchiani in preghiera. L’altare è un tavolino di plastica, le navate un giardino senz’erba: un anno dopo il terremoto, Accumoli è risorta così. Precaria e fiduciosa, arrabbiata e incerta.
Ieri è stata consegnata l’ultima manciata di casette sulla parte alta del villaggio, nato sulla cuspide della collina — spianata — in cui Giovanni Funari faceva maggese o foraggio per capre e cavalli. «Nell’intero comune abbiamo consegnato 130 casette su 200 previste», spiega il sindaco, Stefano Petrucci. Mancano le frazioni di Grisciano, Terracino e metà Fonte del Campo. «I dimoranti ora sono 350, ma diventeranno 450», spiega Petrucci. La vera Accumoli, invece, è un letto di macerie vigilato da alpini e carabinieri, e non ancora profanato dalle ruspe che dovranno dragarle trasportandole al deposito tra i boschi.
Intanto il centro commerciale donato dai terremotati dell’Emilia e rimontato a spese di volontari emiliani e trentini langue abbandonato lungo la Salaria. I container sono pronti, le opere accessorie realizzate, ma nessuno li allestisce. «Il guaio è l’ordinanza 9 di Errani — dice il farmacista, Francesco Nigro — che non riconosce allestimenti non riportati nel registro beni ammortizzabili o in cui manchino fatture di acquisto. La mia farmacia aveva mobili antichi decenni: se devo spendere 30mila euro di arredi vado via subito».
Come si va avanti senza negozi, oltretutto lontani dall’insediamento di Accumoli lassù in montagna, su una strada che d’inverno sarà un incubo innevato? Ci vuole la casula verde di don Stanislao sventolata dalla speranza, aspettando il verdetto della microzonazione sismica che indaga la suola geologica su cui, forse, potrebbero rinascere Accumoli e le frazioni. Come Grisciano «patria della pasta alla griscia», o Illica solare e verzicante che perse 5 anime in un paese di 21 ma sa ancora organizzare feste come sabato scorso: in 300 a ridere e scherzare sognando un futuro.





15 aprile 2018

La ricostruzione

Abitazioni nel paesino di Domo, a pochi chilometri da Amatrice

Marco, di 58 anni, e il nipote Emiliano, di 21, raccolgono la legna poco prima della nevicata attesa per la notte

Le macerie di Saletta, paesino a metà strada tra Accumoli e Amatrice

Il centro commerciale di Accumoli, adesso in funzione, eccetto la pizzeria dove piove dentro

A Grisciano il genio militare sta rimuovendo le macerie demolite da una ditta privata

Macerie a San Lorenzo a Flaviano

Un palazzo che sarà presto demolito nella Zona Rossa di Amatrice

La chiesa di Accumoli messa in sicurezza

Antonio Cagnazzo e Bektesov Imer mettono in sicurezza la torre civica di Amatrice

La madonna salvata dalla chiesa di San Lorenzo a Flaviano si trova adesso nel garage di un residente.

Vincenza e il suo cane nelle macerie di Grisciano

Pietro: "In un anno abbiamo instaurato relazioni, non eravamo solo fotografi "

Pietro Paolini, 37 anni, il suo lavoro di documentazione sulle trasformazioni politiche e sociali in Sudamerica è diventato una mostra ospitata da vari musei europei, tra cui il Macro di Roma