Da Rivera a Balotelli, i ragazzi di oggi stregati a ritmo rap

di MAURIZIO CROSETTI

Marek Hamšík

Come un continuo Instagram di carne, la galleria fotografica dei calciatori è oggi uno specchio non troppo diverso dal passato, quando l’atleta era pur sempre un modello anche estetico, un misuratore d’immagine oltre che di desideri. A essere trasformata è proprio quell’immagine però la sostanza non cambia, e neppure la densità del sogno che il trasferimento suggerisce. Giacinto Facchetti era pettinato con la riga anche al 90’ di battaglie campali nel fango, Gianni Rivera mostrava quel pallore d’ambra dentro un viso da bambino (restò “golden boy”, difatti, anche a fine carriera), per non dire del leggendario portiere Gianpiero Combi che giocava con le ghette. Cos’hanno costoro in comune con gli spuntoni tra i capelli di Hamsik e il planisfero, il bestiario medievale tatuati sulla pelle di Nainggolan? Niente, o forse quasi tutto.

Quasi, perché oggi sono cambiati i numeri, è diverso l’impatto. I ragazzini seguono il calcio con un occhio solo, e neppure tutti. Hanno altri gusti anche sportivi, non vanno più allo stadio, sul loro smartphone scorrono calciatori come ometti elettronici nel videogioco. L’attenzione sempre così breve, polverizzata, si posa per un attimo su qualche emblema, che sia la traslucida composizione muscolare di Cristiano Ronaldo e dei suoi quadricipiti unti d’olio di mandorla oppure la “Dybala mask”, il segno con le dita a schermare il volto che l’attaccante argentino ha trasformato in marchio. Gesti che diventano “brand” e non a caso si sposano a iniziative commerciali, una linea di moda firmata dal tale campione, una collezione di mutande creata dalla di lui compagna, meglio se velina (anche ex) o aspirante tale.

Si potrebbe qui usare la tremenda parola ormai comune nel falso e vero mondo dei social, cioè “influencer”: questo sono i calciatori, e in fondo lo erano anche quando in Italia si parlava italiano, e si parlava come si mangiava (poco). I visi acqua e sapone degli antichi atleti e delle loro fidanzate, quasi sempre mogli bambine (i club caldeggiavano i matrimoni precoci, in modo da stabilizzare la regolarità anche ormonale dei ragazzi per dare loro un ritmo da polli in batteria, senza pericolose deviazioni di orario, gusto e compagnia) sembrano davvero non avere nulla a che fare con le espressioni cinematografiche, i ghigni da copertina e gli insopportabili birignao da selfie di questa nostra bizzarra contemporaneità. Meglio, però, non esserne troppo sicuri, meglio non fermarsi alla forma; la sostanza, al contrario, ci sussurra all’orecchio che un ragazzo qualunque ha sempre seguito (emulato, desiderato) un ragazzo speciale, augurandosi un giorno di poter essere come lui, quasi come lui o almeno la sua pallida eco. Nell’attesa impossibile, si prova a imitarne forme e posture, quella pettinatura, quel tatuaggio, quell’abito, quel berretto. Oggi si comunica per immagini, anche le persone diventano emoticon e lo sport offre un campionario smisurato.

Poi, però, dentro lo schema e lo schermo precipita a volte qualcosa di inatteso, come un sasso capace di frantumarlo. E ci si accorge, oltre il primo superficiale sguardo, che sotto il pelo dell’acqua si agita un mondo inimmaginabile. Così i ragazzi con le creste e i timbri addosso diventano, o forse tornano, non solo normali ma reali. E sanno stringersi, farsi comunità e veicolo non solo di look ma di valori. Nel calcio è accaduto di recente, dopo la morte di Davide Astori, il capitano della Fiorentina tradito dal cuore nel sonno. In un breve momento quei ragazzi famosi, quei ragazzi/modello (nel senso delle sfilate) sono tornati a essere quello che erano sempre stati: giovani sportivi in fondo fragili, sensibili, non solo marchi di fabbrica o mini aziende. Attraverso il potentissimo veicolo dei social, capaci di trasmettere non soltanto vanità o frustrazione, i calciatori crestati e tatuati si sono messi in contatto tra loro e con chi li segue, cioè con tutti noi. E ci hanno detto quello che ci dicevano Facchetti e Rivera: seguiteci, andremo insieme in un bel posto fatto di gioia e dolore, fantasia e bellezza. C’è vita oltre lo schermo, e persino dentro.

Mauro Icardi con la fascia per Davide Astori
Mauro Icardi con la fascia per Davide Astori



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Zoff, Baggio o Balotelli

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di MICHELA CUPPINI

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Dino Zoff

Sei il classico bravo ragazzo dal viso pulito e l’animo gentile! Il tuo look è preciso ed ordinato anche se a volte può sembrare un po’ antico. Non ami piercing né tattoo e talvolta sei un po’ troppo bacchettone con chi non rispetta le regole. Alle polemiche e alle provocazioni rispondi sostituendo eleganza e sobrietà. Insomma, l’apparenza per te conta davvero poco, preferisci la sostanza. Solo un consiglio: la tua timidezza spesso ti preclude la possibilità di fare nuove conoscenze, prova a scioglierti un po’, non te ne pentirai!

Roberto Baggio

Genio e un po' di sregolatezza! E' così che ti definirebbero le persone che ti conoscono bene. Sì, perché alla grande fantasia che spesso ti aiuta ad uscire da situazioni complicate affianchi un carattere fumantino ed imprevedibile. Il tuo look è ricercato e mai banale, d'altronde confonderti con la massa non ti è mai piaciuto… Chi ti sta vicino fa sempre una gran fatica nel capire ciò di cui hai davvero bisogno, cerca di essere meno enigmatico!

Mario Balotelli

La normalità proprio non fa per te! Ami gli eccessi e sfidare i limiti del consentito tanto che spesso sei etichettato come un vero bad boy. Le tue passioni? Tatuaggi, discoteche e alcool. Senza dimenticare lo smartphone che ti segue praticamente ovunque. Passi giornate a studiare il tuo stravagante look ma spesso i tuoi amici sembrano non capirlo! Ti piace goderti la vita in tutte le sue declinazioni, il tuo motto è: “Vivi e lascia vivere”. Proprio sicuro che questa tua esuberanza non nasconda qualche insicurezza di fondo?

Progetto editoriale di Marianna Bruschi, Massimo Mazzitelli, Gianluca Moresco
Realizzazione a cura di Visual Lab (sviluppo di Daniele Testa, grafica di Adriano De Leo), Visual Desk e redazione sportiva

Articoli e video di Sara Bertuccioli, Fabio Caressa, Maurizio Crosetti, Claudio Cucciatti, Anna Laura De Rosa, Valentina De Salvo, Francesco Gilioli, Paolo Di Paolo, Marino Niola, Luigi Panella, Benedetta Perilli, Nicola Sellitti, Enrico Sisti, Maurizio Stanzione, Walter Veltroni

Quiz di Michela Cuppini
Illustrazioni di Marta Signori